Il pappagallo di Andrew Jackson interuppe il suo funerale a bestemmie. Era ancora vivo nel 1845. Guarda quanti anni vivono davvero.
Era il giugno del 1845.
Migliaia di persone si erano riunite all’Hermitage, la tenuta del presidente Andrew Jackson nel Tennessee, per i funerali del settimo presidente degli Stati Uniti.
La cerimonia fu interrotta da un elemento imprevisto: Poll, il cenerino africano che Jackson aveva comprato per la moglie Rachel nel 1827 e che aveva vissuto con lui per diciotto anni, si mise a imprecare con tale vigore da dover essere portato fuori dalla sala.
Il reverendo William Norment, che officiava la cerimonia, annotò l’episodio.
Poll aveva probabilmente quindici–20 anni al momento del funerale, che è poi un’età normale per un cenerino ben curato.
Jackson non lo aveva comprato con l’idea di tenerlo per vent’anni: probabilmente non aveva nemmeno pensato a quanto tempo avrebbe vissuto quell’animale. Come quasi nessuno ci pensa, ancora oggi.
La domanda “quanti anni vive un pappagallo?” ha una risposta precisa (diversa specie per specie) che è quasi sempre molto più alta di quanto l’acquirente si aspetti al momento della decisione.
Questo articolo raccoglie i dati. Non le stime vaghe, non le cifre di marketing: i dati scientifici disponibili, con le loro distinzioni tra longevità mediana, longevità massima documentata e record assoluti verificati.
Come si misura la longevità: mediana, massimo e record
Prima di leggere i dati, è necessario capire cosa misurano: esistono tre valori distinti che spesso vengono confusi.
1) La longevità mediana è l’età alla quale il 50% degli individui di una specie in cattività è ancora vivo.
È la misura più realistica per valutare cosa ci si può aspettare da un individuo medio in condizioni di cura standard. Nella banca dati ISIS analizzata da Young e colleghi (2012) su oltre 83.000 record di pappagalli in cattività appartenenti a 260 specie, le longevità mediane risultano sistematicamente inferiori a quanto riportato nelle fonti popolari, perché includono anche gli individui morti precocemente per malattia, incidenti o cure inadeguate.
2) La longevità massima documentata è l’età massima raggiunta da individui in condizioni di cura ottimale, con documentazione verificabile.
È il valore più citato nelle guide e nei siti divulgativi, e il più utile per valutare l’impegno a lungo termine che si assume con l’adozione.
3) I record assoluti, come Cookie il cacatua di Mitchell, morto a 83 anni al Brookfield Zoo nel 2016, detentore del Guinness World Record come pappagallo più anziano mai documentato (sono outlier statistici). Indicano ciò che è biologicamente possibile in condizioni eccezionali, ma non sono rappresentativi dell’aspettativa media.
Longevità per specie: i dati
I dati riportati integrano i record ISIS (Young et al., 2012), il database AnAge (De Magalhães & Costa, 2009) e i dati Guinness World Records per i record assoluti verificati. Le longevità massime si riferiscono a individui in cattività con documentazione affidabile.
Record assoluti e casi storici: quando il pappagallo attraversa la storia
Il record Guinness ufficialmente verificato appartiene a Cookie, un cacatua di Mitchell (Cacatua leadbeateri) arrivato al Brookfield Zoo di Chicago nel maggio 1934 con un’età stimata di circa un anno, proveniente dal Taronga Zoo di Sydney. Cookie era il più anziano sopravvissuto della collezione originale del zoo dalla sua apertura. Morì il 27 agosto 2016: almeno 82 anni e 88 giorni, probabilmente 83 anni e 58 giorni se si accetta la data di nascita stimata del 30 giugno 1933.
Al di sopra di Cookie, circolano altri casi (alcuni plausibili, altri difficili da verificare).
Poncho, un ara verde (Ara militaris) che ha lavorato come animale da set cinematografico per Warner Bros e Universal, era stimata avere circa 90–92 anni quando nel 2000 si ritirò dopo le riprese di 102 Dalmatians, stabilendosi in un'azienda agricola in Inghilterra. La sua longevità è biologicamente plausibile, ma la documentazione è incompleta.
Il caso più famoso e il più istruttivo sul piano epistemologico, è quello di Charlie, un ara ararauna (Ara ararauna) che vive tuttora in un vivaio a Reigate, Surrey, e che il proprietario Peter Oram ha sempre sostenuto essere stato il pappagallo di Winston Churchill durante la Seconda guerra mondiale.
Secondo la storia, Churchill lo avrebbe acquistato nel 1937 e avrebbe insegnato all’uccello a imprecare contro Hitler. Charlie sarebbe nato nel 1899 e avrebbe quindi più di 120 anni.
La storia non regge all’esame delle fonti: la figlia di Churchill, Lady Soames, ha confermato che il padre non ha mai posseduto un ara.
Churchill possedeva un cenerino africano di nome Polly negli anni Trenta, venduto prima di diventare Primo Ministro.
Il National Trust, che gestisce Chartwell, la residenza di Churchill, ha condotto una ricerca sistematica negli archivi fotografici e documentali senza trovare traccia di un ara.
La storia è quasi certamente una leggenda, costruita probabilmente attorno a una conversazione sentita a metà, amplificata nel tempo, e mantenuta in vita perché era ottima per il commercio del vivaio.
Eppure la storia di Charlie ha circolato per vent’anni, rilanciata da BBC, NPR, centinaia di siti.
La ragione è precisa: è biologicamente plausibile. Un ara ararauna che ha 120 anni non esiste nei dati documentati. Ma un ara ararauna che ne ha 80 o 90 è del tutto compatibile con ciò che sappiamo sulla longevità della specie. Ed è esattamente questa plausibilità, la nostra difficoltà a distinguere tra “improbabile” e “impossibile” quando si parla di pappagalli, che rende la leggenda persistente.
Poll, il cenerino di Andrew Jackson: il pappagallo che interruppe un funerale presidenziale
Il caso di Poll è documentato in modo molto più solido di quello di Charlie.
Andrew Jackson acquistò il cenerino africano nel 1827 per la moglie Rachel, in un negozio di Nashville per 25 dollari dell’epoca. Rachel morì l’anno successivo, e Jackson si prese cura personalmente di Poll per i successivi diciassette anni, fino alla sua morte nel 1845.
Il reverendo William Norment, presente al funerale, annotò l’episodio in una lettera: “Prima del sermone, mentre la folla si raccoglieva, un malvagio pappagallo che era l’animale domestico della casa si eccitò e iniziò a imprecare così forte e a lungo da disturbare le persone, e dovette essere portato fuori dalla casa.”
Storici di Jackson e lo stesso Hermitage confermano che la storia è plausibile e coerente con ciò che si sa di Poll, pur restando basata su un’unica testimonianza scritta tardiva.
Poll aveva probabilmente tra i 15 e i 20 anni al momento del funerale e una vita normale per un cenerino ben accudito.
L’episodio non ci dice nulla di eccezionale sulla longevità: ci dice qualcosa di più interessante sulla continuità della memoria vocale. Poll aveva imparato le parole e le intonazioni di Jackson nel corso di diciassette anni di convivenza. Quando l’ambiente sociale si è improvvisamente saturato di persone agitate e in lacrime, il sistema di allarme del pappagallo si è attivato e ha prodotto ciò che il suo cervello aveva codificato come risposta adeguata in situazioni di alta arousal: il repertorio vocale di chi lo aveva allevato.
Il problema della sottostima: perché le aspettative sono sempre troppo basse
Uno dei risultati più importanti dello studio di Young e colleghi (2012) su 83.000 record ISIS è che le longevità mediane documentate sono sistematicamente inferiori alle aspettative biologiche reali della specie.
La ragione è storica: la maggior parte dei pappagalli in cattività nelle decadi precedenti è morta prematuramente per diete inadeguate, esposizione a tossici ambientali, mancanza di cure veterinarie specializzate e condizioni di detenzione incompatibili con le loro necessità biologiche.
I dati storici sottostimano sistematicamente la longevità potenziale delle specie. Un cenerino africano morto a 25 anni negli anni ’80 per una dieta esclusivamente a semi non ci dice nulla sul potenziale biologico della specie: ci dice qualcosa sulle condizioni di cura del periodo.
Gli individui attualmente in vita, allevati con diete più adeguate, cure veterinarie avanzate e maggiore comprensione delle necessità comportamentali, raggiungeranno probabilmente età che i dati storici non contemplano.
Questo significa che le cifre in tabella (già più alte di quanto molti proprietari si aspettino) sono probabilmente stime conservative per gli individui adeguatamente curati oggi. La longevità effettiva dei pappagalli che vivono attualmente in condizioni ottimali sarà nota solo tra qualche decennio, quando i dati sugli individui nati negli anni Duemila saranno disponibili.
Conclusione
Poll interruppe il funerale di Jackson nel 1845. Cookie visse 83 anni al Brookfield Zoo. La storia di Charlie è probabilmente una leggenda, ma una leggenda che resiste perché è biologicamente verosimile.
Questi tre casi, nelle loro differenze, descrivono qualcosa di preciso: i pappagalli attraversano il tempo in modo che quasi nessuna altra specie da compagnia attraversa.
I numeri in tabella non sono statistiche astratte. Sono la durata reale dell’impegno che si assume adottando un pappagallo.
Un cenerino africano adottato a due anni da una persona di trent’anni potenzialmente la accompagnerà fino alla pensione e potrebbe sopravviverle.
Un ara ararauna adottato oggi potrebbe essere ancora vivo nel 2075.
Questo non è un argomento contro l’adozione: è l’informazione necessaria affinché l’adozione sia una scelta consapevole e non un impulso.
La domanda “quanti anni vive un pappagallo?” merita una risposta precisa. Eccola. Ora la si usi.
Riferimenti scientifici
Young A.M. et al. (2012). Survival on the ark: life history trends in captive parrots. Animal Conservation, 15(1), 28–43. [dati ISIS su 83.212 record, 260 specie]
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