Giochi stupidi per animali intelligenti!?

Giochi “intelligenti” per animali? Una riflessione critica sul caso delle biciclette per pappagalli

Negli ultimi anni, il mercato degli accessori per animali domestici ha prodotto una quantità crescente di oggetti definiti “stimolanti”, “educativi” o addirittura “intelligenti”.

Tra questi compaiono anche dispositivi apparentemente sorprendenti, come le biciclette per pappagalli: piccoli veicoli su cui l’animale viene addestrato a salire e “pedalare”.

A un primo sguardo possono sembrare esempi innocui di arricchimento ambientale o di intrattenimento creativo. Tuttavia, se osservati da una prospettiva etologica e scientifica, sollevano interrogativi profondi sul senso, sull’utilità e sull’etica di tali pratiche.

Comportamento naturale ed etologia

L’etologia, la scienza che studia il comportamento animale nel suo contesto naturale, ci insegna che ogni specie possiede un repertorio comportamentale modellato dall’evoluzione. I pappagalli, sono animali altamente intelligenti, sociali, dotati di notevoli capacità cognitive e comunicative.

In natura dedicano gran parte del loro tempo agli spostamenti mediante volo, all’interazione sociale, alla fuga/controllo dal predatore, alla cura dei piccoli, alla ricerca di cibo e alla manipolazione di oggetti con il becco e le zampe.

Andare in bicicletta non rientra in alcuna di queste categorie. Non esiste alcun comportamento ancestrale o funzionale che renda “naturale” per un pappagallo spingere pedali o mantenere l’equilibrio su una struttura artificiale. Quando un animale compie un’azione del genere, non lo fa perché risponde a un bisogno biologico, ma perché è stato addestrato tramite rinforzi esterni, spesso cibo, sempre dato dall’uomo che quell’addestramento applica.

La complessità del comportamento “andare in bicicletta” non corrisponde a un reale beneficio per l’animale.
La difficoltà dell’azione non implica automaticamente arricchimento cognitivo: un compito può essere complesso, ma privo di significato etologico. Inoltre, la pressione a cui un animale così peculiare viene sottoposto a furia di apprendimenti composti, è qualcosa di estraneo al pappagallo che già dedica una buona parte del suo cervello a monitorare l’ambiente che lo circonda.

In altre parole, non tutto ciò che appare “intelligente” agli occhi umani lo è dal punto di vista del benessere animale.

Il rischio dell’antropomorfismo

Alla base di questi fenomeni c’è spesso l’antropomorfismo: la tendenza ad attribuire agli animali motivazioni, desideri o forme di divertimento tipicamente umane.

Vedere un pappagallo su una bicicletta può sembrare buffo o geniale, ma questa interpretazione riflette più la nostra cultura visiva che la realtà dell’animale coinvolto. Riflette la nostra “simbolica di Specie” e non la sua.

Un approccio etico richiede invece di chiedersi non “quanto è sorprendente per noi?”, ma “che significato ha per l’animale?”.
Se la risposta è “nessuno”, o peggio se l’attività genera frustrazione, stress o confusione, allora è lecito mettere in discussione la sua legittimità.

Se date una bicicletta per pappagalli a un pappagallo, qualora spontaneamente si avvicinasse, la distruggerebbe rosicchiandola: ecco, questo è naturale.

Il vero arricchimento ambientale non consiste nel far compiere azioni complesse, ma nel permettere l’espressione di comportamenti specie-specifici:
esplorazione autonoma, scelta, controllo dell’ambiente, interazioni sociali adeguate, possibilità di rifiutare il contatto.
Tutto ciò che riduce l’animale a esecutore di compiti, anche se ottenuti senza violenza apparente, rischia di allontanarsi da questi principi.


I pappagalli sono animali straordinariamente intelligenti, ma la loro intelligenza non va dimostrata attraverso giochi artificiosi o comportamenti innaturali come andare in bicicletta.
Il vero rispetto per le loro capacità passa attraverso ambienti ricchi, stimoli coerenti con la loro biologia e relazioni basate sulla comprensione, non sulla spettacolarizzazione.
In definitiva, un gioco non è “intelligente” perché sembra complesso agli occhi umani, ma perché rispetta e valorizza la natura dell’animale che lo utilizza.

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