Ma quanto sono “intelligenti” ?

Cosa dice davvero la scienza (e perché questa intelligenza ha un prezzo)

Ogni tentativo di stilare una classifica degli animali più intelligenti rischia di cadere nella banalizzazione.

In biologia non esiste un quoziente intellettivo universale, né una scala unica applicabile a specie diverse. L’intelligenza, dal punto di vista scientifico, è un insieme di abilità cognitive distinte: memoria di lavoro, flessibilità comportamentale, capacità di apprendimento sociale nelle specie sociali, problem solving, autocontrollo, comprensione causale. Tuttavia, quando queste abilità vengono misurate con paradigmi comparabili, emerge un quadro sorprendentemente chiaro: i pappagalli occupano stabilmente la fascia alta dell’intelligenza animale, accanto a primati, cetacei ed elefanti.

Questa conclusione non nasce da un singolo studio isolato, ma da oltre vent’anni di ricerche in etologia cognitiva che hanno progressivamente smontato uno dei pregiudizi più radicati della zoologia: l’idea che un cervello piccolo implichi un’intelligenza inferiore. Così si è indagato più a fondo.

Gli uccelli hanno un numero di neuroni simili ai primati nel proencefalo (clikka sulla foto)

In cima alla scala: primati e cetacei , ma con qualche precisazione e sorpresa

I grandi primati – scimpanzé, bonobo, oranghi – e i cetacei, in particolare i delfini, occupano le posizioni più alte nelle graduatorie cognitive. Mostrano uso di strumenti, cooperazione complessa, riconoscimento di sé, comunicazione avanzata e apprendimento sociale strutturato. Tuttavia, è importante ricordare che molti test cognitivi sono stati progettati originariamente per mammiferi simili all’uomo, introducendo un inevitabile bias metodologico.

Quando si applicano compiti meno antropocentrici, o si progettano test adatti a specie con mani, becchi o modalità sensoriali diverse, la gerarchia inizia a cambiare.

Il punto di svolta scientifico: uccelli con prestazioni da primati

Negli ultimi due decenni, studi comparativi hanno dimostrato che corvidi e pappagalli raggiungono prestazioni paragonabili ai grandi primati in numerosi domini cognitivi. In alcuni compiti di problem solving, autocontrollo e flessibilità, alcuni pappagalli eguagliano o superano scimmie antropomorfe.

La spiegazione non risiede nelle dimensioni del cervello, ma nella sua organizzazione. Ricerche neuroanatomiche hanno mostrato che pappagalli e corvidi possiedono una densità di neuroni nel pallio (l’equivalente funzionale della corteccia dei mammiferi) pari o superiore a quella di molti primati.
In termini di capacità di elaborazione, questo significa che il cervello di un uccello può essere estremamente efficiente pur occupando poco spazio.

Densità di neuroni per unità di misura


Dove si collocano i pappagalli, in modo concreto

Se si costruisce una graduatoria basata su dati sperimentali comparabili, i pappagalli si collocano allo stesso livello di primati e cetacei, e sopra la maggior parte degli altri mammiferi.


Le capacità documentate includono:

  • comprensione causale di meccanismi fisici;

  • problem solving flessibile in contesti nuovi;

  • autocontrollo e inibizione dell’impulso (in alcuni casi comparabili a bambini umani);

  • apprendimento sociale e trasmissione culturale (da cui la necessità di sviluppo della socializzazione con i genitori biologici);

  • uso di strumenti e innovazione comportamentale.

Specie diverse eccellono in ambiti diversi.
Il cenerino africano è noto per le capacità di categorizzazione e rappresentazione simbolica; i cacatua per l’innovazione tecnica e la manipolazione complessa; le amazzoni e le calopsite per la flessibilità sociale e l’apprendimento anche in ambienti domestici. Non esiste “il pappagallo più intelligente” in senso assoluto, ma un gruppo di specie con profili cognitivi estremamente avanzati.



Pappagalli e cani: intelligenza e domesticazione, due concetti molto diversi

Uno dei confronti più interessanti, soprattutto per chi vive con animali, è quello tra pappagalli e cani.
I cani eccellono nella cooperazione con l’uomo, nella lettura dei segnali umani e nella comunicazione interspecifica, grazie a migliaia di anni di domesticazione selettiva. Tuttavia, su molti compiti di problem solving, memoria e flessibilità cognitiva, i pappagalli superano i cani.

Questo confronto chiarisce un punto cruciale: intelligenza e domesticabilità non coincidono. I pappagalli sono estremamente intelligenti, ma non sono animali domestici. E questa combinazione è una delle principali fonti di problemi in cattività.



Il costo dell’intelligenza: quando la mente soffre

La parte meno raccontata di queste graduatorie è il loro lato oscuro.
Numerosi studi mostrano che le specie più intelligenti sono anche le più vulnerabili in ambienti impoveriti. Pappagalli e corvidi sviluppano più facilmente stress cronico, frustrazione e comportamenti patologici quando vengono privati di stimoli, controllo e possibilità di scelta.

In altre parole, l’intelligenza ha un costo. Un cervello progettato per risolvere problemi complessi non tollera la monotonia, la costrizione e la mancanza di significato etologico. È per questo che i pappagalli, pur essendo tra gli animali più intelligenti, sono anche tra quelli che soffrono di più in cattività.



Conclusione

Se la scienza dovesse davvero stilare una graduatoria degli animali più intelligenti, i pappagalli occuperebbero senza dubbio le posizioni più alte, accanto a primati, cetacei ed elefanti. Non perché “somigliano all’uomo”, ma perché hanno sviluppato soluzioni cognitive sofisticate a problemi complessi legati al loro ambiente selvatico.

Il messaggio finale, però, va oltre la classifica: un animale così intelligente non è mai un animale semplice. Trattarlo come tale significa ignorare ciò che la ricerca ci dice da anni. E nel caso dei pappagalli, questa ignoranza ha conseguenze dirette sul loro benessere.





Riferimenti scientifici essenziali

  • Emery N.J., Clayton N.S. (2004). The mentality of crows and parrots. Science, 306: 1903–1907.

  • Osvath M., Osvath H. (2008). Chimpanzee foresight and mental time travel. Animal Cognition.

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  • Güntürkün O., Bugnyar T. (2016). Cognition without cortex. Trends in Cognitive Sciences.

  • Olkowicz S. et al. (2016). Birds have primate-like numbers of neurons in the forebrain. PNAS.

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  • Smith G.E. et al. (2025). Epistemic curiosity in parrots and human children. Open Mind (MIT Press).



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