Welfare dei pappagalli da compagnia: cosa ci dice davvero lo studio scientifico più recente (2025) 

Negli ultimi anni la parola welfare è entrata con forza nel linguaggio di chi vive con i pappagalli.
Spesso, però, viene usata in modo vago: si parla di benessere quando l’animale “sembra stare bene”, quando è docile, quando mangia e non appare malato…

La ricerca scientifica più recente mostra invece che il welfare dei pappagalli è un concetto molto più complesso, che riguarda il comportamento, la mente, l’ambiente e la storia di vita dell’animale.

 

Uno dei contributi più importanti e aggiornati su questo tema è lo studio pubblicato nel 2025 da Piseddu, van Zeeland e Rault sulla rivista Applied Animal Behaviour Science, che ha cercato di rispondere a una domanda semplice solo in apparenza:

come possiamo valutare in modo serio e condiviso il benessere di un pappagallo che vive in casa?

 

Perché questo studio è diverso dagli altri

 

A differenza di molti lavori precedenti, questo studio non si concentra su una singola specie, né su un singolo problema (come l’autodeplumazione). Gli autori hanno scelto un approccio chiamato Delphi, usato quando non esiste una verità unica ma serve un consenso tra esperti qualificati.

 

In pratica, hanno coinvolto decine di esperti internazionali – veterinari aviari, etologi, studiosi del comportamento e del welfare – provenienti da 14 Paesi diversi, chiedendo loro di valutare quali segnali indicano davvero che un pappagallo sta bene o sta male.

 

Il punto di forza dello studio è che non si limita a dire “questo è importante”, ma chiede anche:

questo indicatore è osservabile nella vita quotidiana da un proprietario?

Se la risposta è no, l’indicatore viene escluso.

 

Cosa si intende per “indicatore di welfare”

Un indicatore di welfare è un segnale osservabile che ci dice qualcosa sullo stato di benessere dell’animale.
Gli autori distinguono due grandi categorie:

            •          Indicatori legati all’animale (animal-based): comportamento, postura, attività, interazioni, condizioni del piumaggio.

            •          Indicatori legati all’ambiente (environment-based): dimensioni e gestione della gabbia, possibilità di volo, tempo fuori gabbia, arricchimento, dieta, luce, aria.

 

Un aspetto fondamentale dello studio è la definizione di fattibilità: un indicatore è considerato valido solo se può essere valutato in circa 10 minuti, senza stressare l’animale e senza strumenti professionali. Questo rende il lavoro estremamente concreto.

 

Il risultato finale: 73 indicatori affidabili

 

Dopo due cicli di consultazione e verifica del consenso, gli esperti hanno identificato 73 indicatori di welfare considerati affidabili e utilizzabili anche dai proprietari:

            •          37 indicatori legati all’animale

            •          36 indicatori legati all’ambiente

 

Questo elenco rappresenta oggi il quadro più completo e condiviso per valutare il benessere dei pappagalli da compagnia

 

Cosa emerge con maggiore forza: il comportamento conta più di tutto

 

Tra tutti gli indicatori legati all’animale, uno emerge nettamente sopra gli altri:
il feather destructive behaviour, cioè l’autodeplumazione


Non viene visto come un problema estetico o un “vizio”, ma come uno dei segnali più affidabili di welfare compromesso

 

Subito dopo compaiono:

            •          stereotipie motorie (movimenti ripetitivi senza scopo)

            •          comportamenti di paura o evitamento

            •          iperattività o apatia

            •          incapacità di volare quando l’animale sarebbe fisicamente in grado di farlo

 

Il messaggio è chiaro:

il pappagallo ci dice come sta soprattutto attraverso il comportamento, molto più che attraverso esami o parametri isolati

 

L’ambiente è determinante quanto l’animale

 

Anche gli indicatori ambientali mostrano un consenso molto forte.
Ai primi posti troviamo:

            •          tempo reale fuori dalla gabbia

            •          opportunità di esercizio fisico, soprattutto il volo

            •          caratteristiche della gabbia o dell’aviario

            •          qualità e varietà dell’arricchimento ambientale

            •          possibilità di interazioni sociali

            •          composizione e gestione della dieta

 

Questo significa che il welfare del pappagallo dipende in gran parte da scelte quotidiane del proprietario, non da fattori eccezionali o difficili da modificare 


Svezzamento, storia di vita e rischio di problemi

 

Un punto particolarmente rilevante dello studio riguarda la fase precoce della vita. Gli esperti concordano sul fatto che i pappagalli:

            •          allevati a mano

            •          separati troppo presto dai genitori biologici

            •          allevati in isolamento

            •          o acquisiti prima del completo svezzamento

 

presentano una maggiore probabilità di sviluppare problemi di welfare in età adulta

 

La probabilità che il pappagallo manifesti problemi comportamentali e relazionali è dunque più alta, soprattutto se lo svezzamento non è accompagnato da una corretta socializzazione con conspecifici


 Dieta: non basta “mangiare”

 

Lo studio mostra anche un consenso netto su un punto spesso sottovalutato:

una dieta esclusivamente a base di semi è sempre sbilanciata e questo lo avevamo già sentito, ma emerge anche un dato interessante e controintuitivo: anche una dieta basata su un solo tipo di alimento formulato, se monotona e priva di varietà, può essere problematica nel lungo periodo

 

Il benessere alimentare non riguarda solo cosa si mangia, ma come, con quale varietà e con quale opportunità di scelta e foraging

 

Specie più vulnerabili

 

Gli esperti concordano che alcune specie siano più a rischio di sviluppare problemi di welfare in cattività. Tra queste emergono in modo chiaro:

            •          i cacatua (escluse la Calpsitte)

            •          i pappagalli grigi africani (Cenerini)

 

Si tratta di specie con elevata complessità cognitiva, lunga aspettativa di vita e forte sensibilità alle carenze ambientali e sociali. Non che le altre specie non ne soffrano, ma nei Cacatuidi e negli Psittachus, il problema è decisamente più rilevato

 

Perché questo studio è così importante

 

Questo lavoro non stabilisce divieti né prescrive “ricette”. Fa qualcosa di più utile:

fornisce un linguaggio comune e strumenti condivisi per parlare di benessere in modo serio, termine che dovrà transitare verso la sua migliore espressione etica: il Well-Being, il “vivere bene” comprendendo ogni aspetto dell’esistenza, inclusa la soddisfazione dei bisogni etologici

 

Grazie a questo studio possiamo smettere di chiederci se un pappagallo “sembra felice” e iniziare a chiederci:

            •          può volare?

            •          può esplorare?

            •          può scegliere?

            •          può distruggere, foraggiare, interagire?

            •          mostra comportamenti coerenti con la sua specie?

    •          in sintesi: può esprimere davvero il suo “essere un pappagallo”?


Capiamo quindi che il welfare dei pappagalli non è una questione di buone intenzioni, ma di coerenza biologica


Lo studio del 2025 rappresenta oggi il riferimento scientifico più solido per valutare il benessere dei pappagalli da compagnia, perché traduce la complessità etologica in indicatori concreti, osservabili e applicabili

 Per chi vive con un pappagallo, il messaggio è semplice ma impegnativo:

non basta evitare la malattia, offrire acqua e cibo, offrire un riparo, bensì bisogna costruire un ambiente in cui l’animale possa davvero essere un pappagallo

 

In attesa di un passo ancora verso il miglioramento della comprensione di questi animali, che ci condurrà al principio di Well-being, ogni sforzo verso il miglioramento deve essere condiviso. A voi la lettura…






Piseddu, A., van Zeeland, Y. R. A., & Rault, J.-L. (2025)

Evaluation of welfare indicators for companion parrots: a Delphi consultation survey

Applied Animal Behaviour Science, 283, 106526

DOI: https://doi.org/10.1016/j.applanim.2025.106526

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