L’Ara di Spix, condannata alla seconda estinzione ?




Il progetto di reintroduzione più ambizioso della storia aviare si ferma. Ma la scienza, non la politica, ci racconta un’altra versione dell’accaduto.




La rinascita di una specie dichiarata estinta

L’Ara di Spix (Cyanopsitta spixii) è una leggenda vivente.

Estinta in natura nel 2000, sopravvive grazie a decenni di sforzi di conservazione condotti da ACTP (Association for the Conservation of Threatened Parrots) in collaborazione con il governo brasiliano e partner scientifici internazionali.

Nel 2022 il sogno si è realizzato: i primi gruppi di Ara di Spix sono tornati a volare nella Caatinga, la regione semiarida del Nordest del Brasile da cui erano scomparsi.

Per la prima volta nella storia, una specie dichiarata estinta in natura veniva reintrodotta nel proprio habitat d’origine con un nucleo geneticamente sano e monitorato da un’équipe di biologi e veterinari.




L’alleanza tra scienza e conservazione

Il progetto Spix è considerato un modello del paradigma “One Plan Conservation”, che integra allevamento ex situ e reintroduzione in natura.

ACTP ha creato e mantenuto per anni una popolazione geneticamente diversificata di Ara di Spix, sottoponendo ogni soggetto a protocolli sanitari multipli, test genetici, addestramento al volo, riconoscimento di predatori e autonomia alimentare.

Dal 2020 al 2024 le Ara reintrodotte hanno formato coppie, nidificato e allevato pulcini nati liberi, un evento straordinario dal punto di vista biologico.

Era il simbolo di un successo internazionale, frutto di anni di ricerca veterinaria e cooperazione.




Il 2025: lo stop improvviso

Nel corso del 2025 il programma subisce una brusca interruzione:

l’ICMBio, l’agenzia ambientale federale brasiliana, sospende i rilasci e ordina il sequestro o la cattura delle Ara di Spix libere dopo la segnalazione di alcuni test positivi al circovirus (PBFDV).

Il clima politico, già teso da mesi, degenera.

Le autorità annunciano la “fine della fase di reintroduzione” e, il 2 novembre 2025, la stampa internazionale riporta un fatto simbolico: le trappole dell’habitat di Curaçá vengono chiuse, “marcando la seconda estinzione in natura della specie”.

Una decisione non motivata da prove cliniche, ma da una lettura distorta e strumentalmente allarmistica dei dati.




Cosa dicono davvero i test sul circovirus

Il circovirus dei pappagalli (Psittacine Beak and Feather Disease Virus, PBFDV) è un virus endemico in molte popolazioni di psittacidi di tutto il mondo.

Come spiega il Prof. Lorenzo Crosta, veterinario responsabile ACTP e membro dell’American College of Exotic Pet Medicine,

“Questo virus colpisce solo i pappagalli. Non rappresenta alcun rischio per l’uomo, i cani o altri animali. E nei pappagalli neotropicali, come le Ara brasiliane, l’infezione è spesso transitoria e autolimitante.”

I fatti:

  • 103 Ara di Spix sotto monitoraggio;

  • 15 positività PCR (un pulcino nato libero e 14 individui nel recinto di acclimatazione);

  • nessun sintomo clinico, nessun decesso, nessuna riduzione di performance o comportamento anomalo;

  • due individui già tornati negativi ai controlli successivi.

Il virus identificato nei campioni è geneticamente simile a ceppi brasiliani pre-esistenti (Araújo 2015; Philadelpho 2022), non a quelli europei.

Questo dimostra che l’infezione non è stata importata, ma originaria dell’ambiente brasiliano.

È plausibile che il virus circolasse da anni nella fauna locale senza essere mai rilevato, poiché i controlli sugli uccelli selvatici in Brasile sono stati storicamente limitati (Stragliotto Pires 2021; Garcia 2025).




Scienza contro allarmismo

ACTP ha reagito con rigore scientifico e trasparenza, informando immediatamente le autorità e adottando tutte le misure raccomandate dagli standard internazionali (OIE–IUCN Wildlife Disease Risk Analysis):

  • isolamento preventivo dei positivi;

  • rafforzamento dell’igiene e dei protocolli di biosicurezza;

  • sospensione dei rilasci fino al completamento dei test;

  • campionamento non invasivo sugli uccelli liberi;

  • sorveglianza veterinaria continua.

Tutti i dati indicano che l’infezione è sotto controllo e non compromette la sopravvivenza della specie.

L’ipotesi di catturare o abbattere le Ara libere è contraria alla scienza: lo stress fisico e comportamentale riduce le difese immunitarie e potrebbe peggiorare la situazione, oltre a distruggere vent’anni di adattamento e comportamento naturale.

“La cattura e il confinamento degli individui liberi equivarrebbero a una seconda estinzione in natura” — spiega Crosta — “senza alcuna base sanitaria o ecologica.”




L’ACTP risponde: evidenze, non accuse

ACTP ha diffuso un documento tecnico, elaborato dal Prof. Crosta con bibliografia aggiornata (Murphy 2025; Raidal 2016; Doneley 2016; Jakob-Hoff 2014; Martens 2020).

Le cui conclusioni sono inequivocabili:

  1. PBFDV non è una minaccia acuta per le Ara di Spix.

  2. Le positività sono transitorie e in regressione.

  3. Nessuna mortalità, nessuna trasmissione evidente agli altri psittacidi dell’area.

  4. Origine locale del virus confermata da analisi genetiche.

  5. Misure di cattura o soppressione sono inefficaci e dannose.

  6. L’approccio corretto è monitorare, non eliminare.

ACTP e i suoi partner chiedono di ripristinare il dialogo tecnico e basare le decisioni su evidenza scientifica, non su pressioni politiche.




Una questione politica travestita da emergenza

L’ostilità crescente tra alcune frange burocratiche brasiliane e ACTP non nasce dal circovirus, ma da contrasti amministrativi e di controllo sul progetto.

La sospensione dei rilasci, giustificata con la scusa sanitaria, ha l’effetto di riportare sotto esclusiva gestione nazionale una specie il cui salvataggio è stato finanziato e condotto quasi interamente da un ente straniero.

L’ACTP non è un’organizzazione commerciale, ma un’associazione no-profit tedesca riconosciuta a livello internazionale.

Ha investito milioni di euro in strutture, allevamento, studi genetici e veterinari, formando personale locale e garantendo che nessun individuo venisse esportato o venduto.

Il suo unico obiettivo resta la sopravvivenza della specie.

Il Prof. Lorenzo Crosta, con un pullo di Ara di Spix nato presso l’ACTP



La posizione del Prof. Lorenzo Crosta, responsabile veterinario dell’ACTP

Nel suo comunicato ufficiale, il Prof. Crosta scrive:

“Stiamo parlando di un virus endemico che non ha mai causato morti tra le Ara di Spix. Le nostre analisi mostrano che gli individui positivi stanno eliminando spontaneamente il virus. La cattura o la soppressione non hanno alcuna giustificazione scientifica. È fondamentale che le decisioni sulla conservazione restino nelle mani della scienza e non della politica.”

Il team veterinario dell’ACTP continua a lavorare in Brasile, mantenendo tutti gli uccelli in condizioni ottimali di salute, volo e comportamento naturale.

La previsione — supportata dai dati raccolti — è che entro fine 2025 il virus non sarà più rilevabile nel centro di cura e nella popolazione selvatica.



Conclusione: la scienza come unica bussola

La vicenda dell’Ara di Spix è un esempio di come l’emozione e la politica possano distorcere la percezione del rischio.

Il circovirus non ha “fermato” la rinascita della specie: l’ha solo messa in pausa, in attesa che prevalgano la razionalità e la collaborazione.

I risultati ottenuti restano straordinari: una popolazione sana, libera e in grado di riprodursi nel proprio habitat.

Senza l’ACTP e il suo team, l’Ara di Spix sarebbe rimasta un ricordo in un museo.

Con loro, è tornata a volare.







Fonti principali

  • Crosta L., ACTP Veterinary Report 2025 – Circovirus Q&A.

  • Araújo A.V. et al., Rev. Bras. Cienc. Avic., 2015.

  • Philadelpho N.A. et al., Braz J Microbiol, 2022.

  • Raidal S., Current Therapy in Avian Medicine and Surgery, Elsevier, 2016.

  • Murphy B., Blackwell’s Five-Minute Veterinary Consult – Exotics, Wiley, 2025.

  • Doneley B., Avian Medicine and Surgery in Practice, CRC Press, 2016.

  • Jakob-Hoff R.M. et al., OIE/IUCN Manual on Wildlife Disease Risk Analysis, 2014.

  • Martens J.M. et al., PeerJ 8:e9211, 2020.


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